Il mondo della Gdo sta vivendo momenti di grandi cambiamenti, se da un lato la definizione delle superfici di vendita e dei formati ad esse associati conosce un momento di rinnovamento , vedi l’abbandono dell’ipermercato a favore del superstore, dall’altro viene ridefinita anche l’importanza della corretta allocazione del prodotto a scaffale, attraverso politiche attente di category management, di costruzione dell’assortimento, di taglio netto delle referenze poco profittevoli, a bassa rotazione, ridondanti, vedi Conad e gli scenari tracciati dal suo Dir. Gen. Francesco Pugliese.
Tra le tante attività messe in atto nel mondo della Gdo mi interessa soffermarmi invece su un piccolo esperimento condotto nel basso Lazio, a Civitavecchia. Si tratta di un esperimento, che se, come speriamo, avrà successo sarebbe auspicabile riprodurlo su una vasta rete di punti vendita.
Protagonista di questo esperimento è EMI, un’insegna giovanissima (al massimo un paio d’anni), localizzata prevalentemente in Umbria con circa 50 punti vendita che toccano anche il Lazio, le Marche, l’Emilia Romagna e la Toscana, ma che fa parte di un guppo importante come Unicomm, associato Selex.
Modificare il comportamento del consiumatore, si può? Premiare i comportamenti socialmente virtuosi, si può? Aumentare la loyalty a fronte di reward minime, si può?
Si , si può!
E tutte queste cose si possono fare insieme, magari attraverso una attività promozionale non legata ai prodotti, ma vincolata al comportamento del consumatore.
Semplicemente il cliente può riconsegnare il volantino direttamente in p.v., EMI si occuperà poi di smaltirlo correttamente.
Riconsegnare un volantino al punto vendita significa non accumulare cartaccia a casa, significa preoccuparsi per l’ambiente, significa fidarsi della propria insgna anche per ciò che riguarda il corretto smaltimento dei
rifiuti.
Non più di qualche mese fa anche due buyer di un’importante azienda della Gdo mi confidavano che avrebbero visto di buon occhio l’introduzione di iniziative di riciclaggio direttamente in punto vendita. Allo stesso tempo i banconisti della medesima insegna credevano di intravedere una ricerca di cambiamento in quei consumatori che affermavano di ritenere eccessivo l’imballaggio per i prodotti freschi “aho! pe’ du etti de mortadella me porto via un etto de plasticone…”.
Sarebbe forse ora di ragionare anche in questa direzione?